«La vita non è ciò che ci accade, ma ciò che facciamo con ciò che ci accade» (A. Huxley).
Quando una persona si trova in uno stato di emergenza emotiva o relazionale ha la necessità di intervenire immediatamente accedendo ad una sorta di pronto soccorso emotivo.
Si tratta della stessa dinamica che si ritrova in coloro che, infortunati, chiamano un'ambulanza e si fanno portare in pronto soccorso. Qui l'intervento consiste nel gestire il dolore, stabilizzare il trauma acuto, contenere un'infezione, bloccare l'emorragia.
Talvolta può essere sufficiente questo primo intervento che lavora sul sintomo, soprattutto se la persona è addestrata a proseguire l'automedicazione a casa e ad applicare le operazioni terapeutiche su se stessa.
Molte volte, invece, è necessario, immaginando il classico pronto soccorso al piano terra della struttura ospedaliera, passare ai piani superiori dove i medici specialisti vanno a indagare la causa prima del malessere per intervenire, quando serve, chirurgicamente.
Il pronto soccorso, nel nostro modello, è rappresentato dall'approccio strategico che studia il COME, ovvero cosa prima di tutto non fare di fronte ad un disagio e quali stratagemmi mentali o relazionali adottare per sbloccare l'emergenza.
Il cuore del modello Tripnosi è il lavoro sul PERCHÉ: ai piani superiori, per rimanere nell'analogia ospedaliera, si accede all'ecografia emozionale e, quando necessario, alla chirurgia emozionale, con l'obiettivo di individuare e rimuovere la causa a monte del problema.
Si intuisce quanto sia importante lavorare sulle vere cause del problema, cioè le compressioni energetico emozionali storiche, ma quanto è importante avere sottomano il ghiaccio o le bende per medicare una botta, piuttosto che il disinfettante per una ferita?
La Tripnosi nasce per integrare l'azione sul COME e sul PERCHÉ, rendendo la persona autonoma sia nella gestione dell'urgenza sia nell'individuazione e nella trasformazione delle radici profonde del proprio disagio.